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Quanto scritto viene
aggiornato ogni volta che i lavori originari vengono ulteriormente
modificati per adattarli a nuove esigenze. L'ultima revisione del testo
è stata fatta nel giugno 2011.
Nella
colonna a sinistra si trovano le modifiche di una certa importanza
fatte successivamente ai lavori iniziali che meritano alcune righe e
foto a commento.
Premessa
Il mondo di chi utilizza un
Defender è quanto mai variegato.
C'è chi lo usa per lavoro e chi per
divertimento, con una gran varietà di sfumature intermedie.
Io intendo il
Defender principalmente come mezzo da viaggio da utilizzare in Nord
Africa e più in generale per vacanze itineranti per campeggi.
E' la
mia unica auto, che non
uso per recarmi al lavoro ma solo nei week-end per andare in montagna.
L'utilizzo
che ne faccio mi permette di apprezzarne le doti chiudendo un occhio su
alcune caratteristiche come lo scarso confort nell'uso quotidiano
oppure la tendenza a imbarcare acqua piovana, tanto per fare due esempi
:-(
Per un amante del
"fai-da-te" e di auto 4X4 nessun mezzo come un Defender è così adatto
a coniugare entrambe le passioni.
La
mia filosofia del fare
ruota intorno a questi punti: economicità, semplicità, praticità e
reversibilità di ogni modifica.
Credo di essere riuscito a far convivere al meglio
delle mie
possibilità queste mie esigenze tra loro.
Questo modo di vedere le
cose non facilità la realizzazione delle mie idee perché spesso è più
semplice
effettuare interventi definitivi, magari avvalendosi dell'esperienza di
artigiani e preparatori specifici ma la mia indole un po'
"sparagnina", unita alla convinzione che "chi fa da se fa per
tre" mi ha portato ad eseguire interventi efficaci e
soprattutto perfettamente adattati alle mie esigenze.
Nel
corso degli anni ho
visto alcune auto veramente ben preparate con soluzioni incredibilmente
efficaci e valide ma andando al sodo erano spesso seconde (o terze)
macchine,
comprate esclusivamente per viaggiare da chi non ha problemi economici,
preparate da famosi "guru" del settore.
Questo non è peccato però sono
poco in sintonia con questo modo di "fare".
Chi
non sa fare una cosa
spesso non sa neanche ripararla e per chi viaggia è una cosa grave.
Chiedo ovviamente scusa a
tutti quelli che sanno fare ma non fanno per pigrizia, mancanza di
tempo o
altro ancora.
Chiarito
questo aspetto passo
a descrivere cosa ho fatto, perché e come.
La base di partenza
è un Defender 110 TD5
(MY03),
nella versione HT allestimento E.

Tradotto
in poche parole è
la versione più semplice e spoglia di tutta la produzione Land Rover.
Questa
scelta è stata dettata dal volere una macchina "nuda", priva di tutto
quello che non serve e quindi molto più semplice da allestire.
Esteriormente la
macchina si presenta senza finestrini.
La mancanza dei finestrini è stata
richiesta al momento dell'ordine e accettata con qualche difficoltà
dalla
concessionaria perché non prevista per il mercato italiano. La
motivazione di
tale scelta risiede nel fatto che essendo immatricolata come autocarro
non
prevede il trasporto di persone nel vano posteriore e questo rende
inutili i
finestrini di serie (che in ogni caso non sono apribili).
Inoltre la loro presenza complicava il lavoro di coibentazione delle
pareti interne senza scordare che nella produzione Land Rover ogni
varco nella
carrozzeria è spesso un buon punto di ingresso per l'acqua piovana. Il
rovescio
della medaglia è che l'aspetto della macchina è meno bello della
versione con
finestrini perché assomiglia più ad un furgoncino per il trasporto del
latte
ma pazienza…
Se esternamente
la macchina
di serie appare molto semplice
l'interno è addirittura desolante perché fatto di
sola lamiera.

Ho suddiviso la descrizione
dei miei interventi in tre sezioni e cioè: interni, esterni e meccanica
in
generale.
Interventi interni:
Il primo
intervento è stato quello
di rivestire tutto il pianale
e parte dei fianchi con della gomma
millerighe.

La
scelta della gomma tipo
millerighe è stata dettata dalla volontà di fare tutto il rivestimento
in due
soli pezzi, (partendo dai fianchi per arrivare al centro del pianale)
per dare
meno appigli agli oggetti durante l'uso e limitare il rischio di
rotture.
Avevo
preso in
considerazione anche la gomma del tipo a bollini, più robusta e adatta
al puro trasporto di carico merci ma impossibile da
modellare sui fianchi come volevo perché troppo rigida.
Con un lungo
lavoro
preparatorio ho realizzato dime di cartone che ho poi trasferito su
gomma.
Una volta tagliata con un semplice tagliabalsa è stata incollata
all'interno della macchina
con bi-adesivo e bostik. Incollare la gomma è stato veramente difficile
perché
dovendo posizionare porzioni così grandi di materiale su di un supporto
adesivo
di presa immediata non potevo sbagliare la partenza. Ma con metodo e
pazienza ho
ottenuto quello che ritengo uno splendido risultato.

Per dormirci
dentro durante
le vacanze ho rivestito
le
pareti e il tetto
per limitare il fenomeno della condensa. Dopo tanto pensare al tipo di
materiale da impiegare la mia scelta è caduta sul sughero, materiale
costoso ma
naturale e di qualità.
Per
il tetto ho impiegato
lastre spesse 20mm per la parte piana e fogli spessi 8mm per la parte
tonda
mentre per le pareti ho usato lastre spesse 30mm. In entrambi i casi lo
spessore delle lastre era coincidente con l'altezza dei longheroni in
metallo
previsti per irrigidire la struttura dei lamierati.
Per rifinire il tetto ho
incollato un leggero foglio da 2mm sull'intera superficie.
Per le pareti, più soggette ad entrare in contatto
con gli oggetti caricati, ho rivestito la loro superficie con della
masonite da 3mm.
Questo è il risultato finale.


Con
questo allestimento ho fatto alcuni di viaggi
senza accusare i soliti inconvenienti dovuti alla condensa e ottenendo
un
discreto abbassamento del rumore interno durante la marcia dovuto alla
risonanza introdotta dalle lamiere.
Anche il
rivestimento del
portellone è stato sostituito con un
pannello di multistrato da 8mm.
Non avendo il
tergicristalli posteriore (non previsto nell’allestimento E) ho potuto
montare
il pannello a filo delle lamiere permettendomi di guadagnare ancora
qualche cm
di vano per il carico. Su questo pannello ho inserito due cerniere
per montare un pianale-cucina da adoperarsi in caso di bel tempo.
Per cucinare in sicurezza ho forato il piano in modo che il fornello si
incastri perfettamente al suo interno senza possibilità di cadere. Per
adeguare
l'inclinazione del tavolo a quello della macchina ho previsto l'uso di
una
catenella per tenere aperto il piano.


L'allestimento
interno è
proseguito con la costruzione di
gavoni
idonei a contenere tutto quanto serve in un viaggio oltre che servire
da piano
per dormire.

Il materiale scelto è il legno
multistrato da 20mm, assemblato con
vinavil e viti, tinto con dell'impregnante per legno perché
più bello da
vedere e da ripristinare rispetto alla vernice tradizionale.
I
gavoni sono cinque:

i primi due
hanno
dimensioni 91 X 50 X 48,5 cm di altezza e sono posti a ridosso della
paratia
divisoria, il terzo ha dimensioni 91 X 30 X 48,5 cm e chiude il blocco
centrale,
mentre altri due da 130 X 35 X 26 cm di altezza,
opportunamente
sagomati, sono
collocati sui
passaruota.

I coperchi sono trattenuti
da calamite per mobili mentre una guarnizione che
corre lungo l'intero perimetro limita moltissimo l'ingresso di polvere.
Per
l’apertura ho usato maniglie in corda, comode nell’uso e che non danno
fastidio
quando si dorme. Tutti i gavoni sono vincolati tra loro con delle viti
passanti, tipo maschio e femmina, e fissati alla paratia.
In questo modo
ho ottenuto
un piano largo quanto l’interno e lungo 130 cm.
Per
completare il piano-letto ho previsto una
ribaltina lunga 45 cm che normalmente rimane
piegata (permettendomi di sfruttare la parte di pianale libera per il
carico)
ma che per la notte si alza e porta la zona letto a 185 cm di lunghezza.
ribalta aperta

"zona notte" finita

Una coppia di materassini in
gommapiuma ospitano comodamente due persone (ops...).

La zona dei
passaruota rimasta
volutamente libera (circa 60 cm) è occupata con materiale che varia in
base al tipo di viaggio (sei taniche per l'acqua da 10 litri cad per il
Sahara oppure cose varie per le vacanze). Durante le vacanze questo
spazio
diventa facilmente una
seduta per pranzare all'interno della macchina
quando c'è brutto tempo.

Per i viaggi sahariani al
posto del primo gavone, quello a ridosso della paratia, viene montato
un
serbatoio di acciaio inox con le stesse misure del gavone fissato al
pianale. Sulla parte superiore del serbatoio ho incollato un foglio di
compensato,
anch'esso in tinta, in modo da non dormire sul freddo acciaio. Il
serbatoio ha una capacità di 210 litri.
Il
serbatoio è stato
realizzato, su mio disegno, da un caro amico,
Vittorio Libanori.
Particolari
maggiori sul
serbatoio sono nella sezione “interventi sulla meccanica”.
Ritorno brevemente sulla scorta
di acqua: non ho previsto un serbatoio unico, magari in acciaio inox,
perché delle piccole taniche sono più versatili in quanto permettono di
rifare le scorte di acqua man mano che si consuma la scorta iniziale,
senza mischiare acqua sicuramente potabile con acqua di pozzo, ad
esempio, che però può venire utilizzata per altri usi.
Le taniche sono identiche tra loro e questo
accorgimento mi permette di usare una pompa ad immersione accoppiata al
tappo in modo rapido e versatile semplicemente cambiando il tappo.
Le taniche sono contenute in due cassette di legno
molto precise per evitare che lo sfregamento tra plastica e legno sulla
tôle
ondulée possa danneggiarle.


Non volendo
rimuovere la griglia
divisoria
prevista dalla normativa italiana, che verrebbe comunque mantenuta per
motivi di sicurezza,
l’ho resa basculante per accedere ai posti anteriori dal vano di
carico ma
solo in occasione delle soste. Durante la marcia rimane bloccata.

La
modifica ha riguardato lo spostamento più in alto degli attacchi
originali per far si che si ribalti il più in alto possibile
permettendo di accedere agli oggetti davanti. L'uso di dadi
autobloccanti lasciati appena lenti permette di ruotala facilmente
all'occorrenza.
Un'asta la tiene in posizione durante il
ribaltamento notturno.

Per aumentare la
circolazione di aria durante la notte ho tolto i due piccoli vetri
posteriori
posti ai lati del portellone e al loro posto ho montato una
sagoma di
alluminio di cinque mm di spessore dove ho praticato un'apertura che ho
rifinito con una
griglia
e una zanzariera. In questo modo può circolare un po' di aria
ma non
entrano né acqua né insetti.

All'interno
ho previsto un coperchio
di compensato
con guarnizione in neoprene per evitare che entri polvere durante la
marcia.
Per ovviare alla
mancanza di
illuminazione di serie interna ho montato sul montante superiore del
tetto due
punti
luce
per illuminare la zona cucina e per leggere quando si è a letto.

Per disporre di
alimentazione elettrica comoda ho ritagliato lo
scatolato
destro che nasconde i
cablaggi
elettrici dei fanali posteriori e sfruttando la predisposizione originale
ho
montato tre prese per accendisigari che uso per
alimentare la luce esterna durante i campi serali, il piccolo
frigorifero per
le vacanze e così via.

Per
ricavare altro spazio
dove riporre piccoli oggetti ho tolto gli ovali posti sulla paratia che divide
la zona di carico con la zona di guida ricavando un vano dallo spazio
che si forma con il gavone appoggiato.
Passando
alla parte
anteriore ho fatto le seguenti modifiche.
Per viaggiare
più comodo ho rialzato entrambi
i sedili con dei listelli di legno (40X40mm), per tutta la lunghezza
delle
guide originali. In questo modo ho ricavato altro spazio dove riporre
due stropp sotto un sedile e altro materiale sotto l'altro.

Per rendere più
confortevoli i sedili originali (rivestiti in materiale plastico) ho
acquistato
delle foderine fatte su misura da un amico

Anche il cruscotto ha subito
qualche modifica con l'aggiunta di alcuni strumenti.
Sul lato sinistro ho installato
il Nanocom (evolution), uno strumento diagnostico di grande utilità che permette di
testare molti componenti elettronici della macchina, di leggere e
scrivere alcuni parametri fondamentali in caso di sostituzione della
centralina o degli iniettori e molto altro ancora.

Per i viaggi sahariani è
previsto l'uso di un
GPS Garmin 176 collegato ad
un palmare
Cassiopeia E505i della Casio,
(la
foto riporta ancora il precedente GPS, l'ottimo III+ ma il 176 è stato
messo esattamente nello stesso posto).

Sul palmare è
installata una
scheda di memoria dove sono caricate le carte geografiche e le foto
satellitari
del paese interessato al viaggio. Il software che uso è
OziExplorer
per realizzare il "moving map", cioè la rappresentazione in tempo
reale su carta geografica della propria posizione, e
G7toWin
per la gestione dei dati.
Il
GPS è posto sulla destra
del cruscotto in posizione ben visibile per essere manovrato con la
mano destra
mentre il palmare è posizionato sotto, accanto al comando dell'aria. Si
tratta di una
sistemazione che permette di sopperire alla scarsa visibilità dei
palmari con
forte luce perché la zona è spesso in ombra.
Un solo cavo che
si collega alla
tripla
presa posta accanto
allo sterzo
provvede ad alimentare sia il GPS sia il
palmare
con l'ausilio di
un
circuito di mia realizzazione.

Sotto il
piantone del
volante è stato montato il CB.

Non è il massimo
della praticità ma non avendo il cubby-box e volendolo il più
vicino possibile mi è sembrata un buon compromesso. Il cavo di
alimentazione va
direttamente al vano fusibili mentre il cavo dell'antenna scorre,
sempre
nascosto alla vista, sino
all'attacco
posto nella parte posteriore della macchina in un punto molto rigido.

Dal
Defender MY02 è stato modificato il cruscotto eliminando un bel po' di
posto utile a riporre le
piccole cose che ora trovano posto in una borsa fissata alla griglia
divisoria.
Francamente preferivo la versione precedente anche se ora c'è il
vantaggio di avere tutti i comandi
elettrici e i cablaggi raccolti nella consolle che ospita anche
l'eventuale
autoradio.
Interventi esterni:
Il
Defender mi piace molto
così come nasce e per questa ragione non ho previsto grosse modifiche.
Per abbellire le fiancate,
troppo bianche e spoglie, ho applicato due adesivi con il logo
originale della
Parigi-Dakar realizzati dall’amico Michele Soffiantini. Vorrei
completare
l’abbellimento applicando degli adesivi a tutta fiancata ma per il
momento non
ho trovato ancora niente che mi piaccia.
Per ovviare alla
nota delicatezza
della parte superiore dei parafanghi ho realizzato, sulla copia di
quelle
vendute come aftermarket, una protezione in
alluminio mandorlato
spesse 4 mm

Per
evitare di forare la
carrozzeria
ho dato
una leggera piega alla lastra verso il basso in modo che le viti che
tengono le due sagome di
plastica, bloccando le stesse, obbligano la lastra ad aderire al
parafango. Del bi-adesivo posto sotto a tutta la lastra contribuisce
alla tenuta e protegge la
vernice.
In certe
situazioni risulta
comodo salire sul paraurti anteriore per arrivare a lavorare sopra al
motore e
per evitare di scivolare ho rivettato al centro due
sagome in alluminio mandorlato.

Per poter
trainare o
stroppare in sicurezza ho montato un
gancio originale molto robusto.
Esaminando la
traversa del
paraurti posteriore ho notato il minore spessore del materiale
impiegato
rispetto al passato ed infatti la Land Rover ha messo in commercio un
kit
di rinforzo (KNK100090K), che ho
ritenuto utile montare.
Il
kit consiste in una
piastra e di un profilato a L imbullonati tra loro e alla traversa.

Per accedere al portapacchi ho fatto una scaletta molto semplice con del tondino
pieno da 10mm recuperato da una demolizione in un cantiere.
La
scelta del tondino pieno è dettata dalla mia scarsa abilità nel saldare tubi con
piccolo spessore, in ogni caso la scaletta pesa 4kg.
La
parte superiore è attaccata alla grondaina per non forare il tetto mentre la
parte inferiore si attacca con le due viti già presenti per la carrozzeria.

La
forma non parallela alla macchina ma leggermente obliqua è fatta per facilitare
la salita tenendo il corpo più aderente alla macchina man mano che si sale.
Visto l'esigua lunghezza non sarebbe probabilmente necessario però un po' aiuta.

Due cose, per finire: per
salire più facilmente ho montato la pedana pieghevole posteriore e
quella
laterale per il passeggero e per evitare di sparare acqua a chi mi
segue ho
montato i paraspruzzi anteriori (tutti accessori non previsti nel mio
allestimento).
Interventi sulla
meccanica:
Ritengo
il Defender
già pronto per un uso anche impegnativo.
Per questa ragione ho
mantenuto l’assetto
originale senza cambiare né molle né ammortizzatori.
L'idea base è di viaggiare con un mezzo molto
leggero, almeno il più possibile, e venendo dal mondo della moto la
cosa mi riesce abbastanza bene perché sono abituato all'essenzialità
che le due ruote impongono.
Quando, per ovvie ragioni di usura, dovrò cambiare
uno di questi componenti deciderò cosa fare, se scegliere ancora gli
originali oppure montarne di altri produttori.
Ho cambiato i
cerchi originali con dei Wolf
tubeless
con canale da 6.5” .

I pneumatici sono i Michelin 7.50 XPC di serie che trovo molto
versatili.
Normalmente
lascio la gomma di scorta
attaccata alla griglia divisoria interna ma durante i viaggi la monto
sul cofano
di un 200Tdi modificato.

La
visibilità è un po’ compromessa ma grazie al rialzo dei sedili la cosa
è
assolutamente accettabile. La seconda ruota viene caricata sul
portapacchi.
Per proteggere
la zona
sterzo ho montato un tubo
paratiranteria di tipo
militare, preferendolo alla classica piastra
in alluminio, perché lascia molto spazio libero per lavorare sotto alla
macchina.
Inoltre non si riempie di sabbia, fango e sassi.

L’interno del
vano
motore si presenta,
in origine, “deturpato” dal coperchio in plastica che avvolge la testa.
E’ stata
la prima cosa che ho tolto perché amo vedere la meccanica ed inoltre ho
subito
la percezione di eventuali perdite di liquidi o allentamento di viti.

Controllando l’assemblaggio
degli innumerevoli tubi e tubini che avvolgono il motore ho protetto
quelli che
mi sembravano più a rischio di abrasione, come quelli che vanno alla
stufa del
riscaldamento, quello rigido che va dal radiatore al vaso di espansione
e
quelli che passano sotto al radiatore.
Per rendere la vita più facile all'idroguida ho
sostituito il serbatoio originale in plastica con uno di provenienza Range Rover
che è in metallo e ha una capacità doppia, caratteristiche che unite
contribuiscono ad un migliore smaltimento della temperatura dell'olio.

Tornando
alle modifiche
“sahariane”, un posto di rilievo lo merita il serbatoio secondario per
il gasolio.
Dopo aver usato per anni con il 90-300Tdi degli
ottimi serbatoi in polietilene mi sono deciso per un
serbatoio in acciaio inox perché il 110 con il pianale così lungo e
senza porte laterali non mi
permetteva un rifornimento agile.
Il serbatoio è fissato al pianale di carico con
quattro robuste orecchie a L che con viti da 8mm intercettano le
centine poste sotto al pianale stesso.

Il carico avviene attraverso il tappo esterno posto
appena sopra la testa del passeggero tramite un tubo trasparente da 50mm di diametro (con annegata una
spirale di acciaio).


Per
travasare nel serbatoio principale il gasolio viene fatto passare
attraverso un rubinetto a sfera che si trova appena dietro la paratia
divisoria attraverso il vano che si è creato togliendo il tappo ovale

filtrato da un filtro a retina
del tipo usato per le caldaie (protetto da un lamierino), e immesso per
caduta attraverso il tubo di sfiato
previsto di serie (quello piccolo accanto al tubo di immissione
principale). Un sistema semplice ed affidabile.


Lo
sfiato del serbatoio avviene all'esterno della macchina con un tubo che
viene lasciato arrotolato dietro al sedile e portato in alto fuori dal
finestrino al momento del pieno. Un rubinetto con "sicura" evita
pasticci accidentali.

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